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Nov 15

:”Partecipare si può”: un gruppo di coraggiosi

BILANCIO%20PARTECIPATIVO%201_2764_142.jpg(di Antonio Corrado – pubblicato sull’Informazione del 14/11/08) A Busto è da ormai troppo tempo che la reale partecipazione dei cittadini è sparita. Certo, esistono encomiabili esperienze di aggregazione e proposta che, in alcuni quartieri, si muovono per allargare, a chi vuole, la partecipazione sulle scelte cittadine Ma se tali gruppi restano non istituzionalizzati, possono venire bellamente ignorati e ciò è accaduto, in questi anni, a più riprese. Purtroppo, nonostante noi lo si abbia più volte auspicato e proposto, anche in Consiglio Comunale, una vera partecipazione dal basso, dalla gente comune è vista, dalla politica, come una intromissione indebita. A Busto molti politici pensano “sono stato eletto ed ora decido io”. Niente di più sbagliato, Se si viene eletti a rappresentare la gente è proprio a questa che si deve rispondere e da questa ricevere i giusti spunti.

Altrimenti vengono poi fuori le tante scelte scellerate che a Busto sembra che facciamo a gara per produrne. Ma da un po’ qualcosa si muove, riguardo alla partecipazione popolare, anche qui da noi. In città sta nascendo un nuovo progetto denominato, appunto, Partecipare si può” del quale anche noi che scriviamo facciamo parte. Verrebbe da aggiungere, si deve! Tutto nasce proprio da quel bel verbo che è partecipare, che ha due valenze semantiche: “prendere parte” ad un determinato atto o processo, e “essere parte” di un organismo, di un gruppo, di una comunità. E’ proprio questo l’obiettivo del progetto: portare i cittadini a prendere parte alla vita politica locale ed esserne al tempo stesso una parte, importante, ed incisiva. La richiesta dei cittadini a sapere quali e come vengono prese le decisioni dall’amministrazione comunale è più che un diritto, e la verifica che quanto deciso sia attuato nel migliore dei modi deve diventare un dovere, non solo civico, ma morale. Nessuno più dei cittadini comuni vive il territorio con tutte le problematiche annesse, nessuno più di loro ha le idee chiare su quello che non va, che manca, che è inutile, non solo al loro vivere quotidiano, ma alla comunità intera. Ecco perché sono i cittadini che devono scendere in campo, sull’onda di quanto già avviene quando si raggruppano per ottenere giustizia, contro l’inceneritore, per la via Gioberti, per la via Piombina, contro i tagli nella scuola, ecc.. Noi consigliamo loro di riunirsi e partecipare. A Busto ci sono pochi comitati di quartiere davvero attivi e noi vorremmo contribuire alla loro crescita e alla nascita di altri; affiancarli nella loro futura attività. Il progetto è ambizioso ma non irrealizzabile, perché avviene in tanti altri comuni dove si arriva addirittura a condividere il bilancio dell’Amministrazione Comunale con la cittadinanza. Certo sarebbe bello potesse accadere anche da noi, ma al momento sarebbe già importante raggiungere l’obiettivo di ascoltare tutti, raccogliere le idee, condividerle, aiutare i comitati a rivendicare i diritti di ognuno e della collettività. Recentemente un amministratore di un Comune a noi limitrofo, dove si pratica seriamente la partecipazione, ci ha detto che come politico ha più fiducia nella gente che giudica migliore della maggior parte dei politici suoi colleghi. “Partecipare si può” vuole dare una possibilità a chi è stato inascoltato perchè è “solo” un cittadino o perchè finora è stato zitto, in quanto forse convinto che non sarebbe stato ascoltato. Noi, lo diciamo a chiare lettere, supporteremo di certo tale progetto. Speriamo che saranno proprio i cittadini finora rimasti silenti i primi ad essere ascoltati; per una volta avranno tutta l’attenzione che meritano, la nostra e del gruppo di volonterosi che sta sviluppando il progetto partecipativo. Non è vero che ai bustocchi va bene tutto, anzi, lamentarsi è un hobby diffuso; sarà utilissimo canalizzare queste lamenti in qualcosa di costruttivo e innovativo. Nonostante in molti cerchino di interpretare quello che pensa la gente, nessuno lo ha chiesto al popolo, ma non ad un campione rappresentativo, ma ad ogni singolo. Nessuno prima d’ora ha dato la possibilità a ciascuno di portare all’attenzione di tutti un’idea un progetto un problema. Il gruppo dopo la fase di ascolto analizzerà la fattibilità e l’eticità delle proposte raccolte, rispondendo sempre e motivando perchè è inaccettabile o viceversa fattibile una proposta. Non è un esempio di finta democrazia dal basso, ma un vero esperimento di democrazia diretta come avveniva nelle città stato greche. Spesso dalle esperienze del passato, si trovano le soluzioni migliori.

:”Partecipare si può”: un gruppo di coraggiosiultima modifica: 2008-11-15T11:15:00+01:00da vladlenin
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